lunedì 17 giugno 2013

[Terre d'Ombra]


Nelle discrepanze, incoerenze dell'[essere], coabitano scampoli di noi, che a volte stridono, quasi urticantra di loro, la matrice, però, è la stessa. Sono infine, dunque, scorci di uno stesso panorama, realtà, verità, che rammendanlembi, donano alle nostre fattezze [rivelarsi] quei chiaroscuri del dipinto che meglio definiscono i contorni, danno risalto ai lineamenti, significa, semplicemente, sostanzialmente,

per quanto fragili, vulnerabili, imperfetti,
apparire per quello che si è, umani.



La semplicità è mettersi nudi davanti agli altri. E noi abbiamo tanta difficoltà ad essere veri con gli altri. Abbiamo timore di essere fraintesi, di apparire fragili, di finire alla mercè di chi ci sta di fronte. Non ci esponiamo mai, perché ci manca la forza di essere uomini, quella che ci fa accettare i nostri limiti, che ce li fa comprendere, dandogli senso e trasformandoli in energia, in forza appunto.

Io amo la semplicità che si accompagna con l’umiltà. Mi piace la gente che sa ascoltare il vento sulla propria pelle, sentire gli odori delle cose, catturarne l’anima. Quelli che hanno la carne a contatto con la carne del mondo. Perché lì c’è verità, lì c’è dolcezza, lì c’è sensibilità, lì c’è ancora amore.

~ Alda Merini ~

35 commenti:

  1. Ad Alda risponderei che non siamo capaci ad essere veri con gli altri perché in genere non lo siamo nemmeno con noi stessi. Abbiamo talmente tante maschere addosso che qualcuna la confondiamo con noi stessi ;-)
    Invece le tue parole mi piacciono molto e le trovo vere: ognuno di noi ha molteplici sfaccettature dentro di sé, tendenze diverse che spesso si scontrano tra di loro creando battaglie e dissonanze. Ma tutte, in fine, hanno la stessa matrice, sono partorite dalla stessa entità. Dovremmo ricordarcene prima di identificarci con questa o quella parte di noi stessi scambiandola per noi stessi. Prima insomma di diventare banderuole al vento.

    www.wolfghost.com

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    1. Come te, sono anch'io del parere che essere sinceri con se stessi, sia uno dei presupposti fondamentali per poi riuscire ad esserlo anche con gli altri, così come è vero che spesso nella vita indossiamo delle maschere. Non sempre ciò avviene per mentire, a volte più semplicemente "celiamo", perché davanti alle nostre paure, insicurezze, ci sentiamo nudi, indifesi, vulnerabili...

      ... le indossiamo, per timore, per difenderci, illudendoci di proteggerci, mentre così facendo, ci precludiamo occasioni, sforiamo eventi, impediamo alla parte più profonda, istintiva, ancestrale che è in noi, di esprimersi con naturalezza, spontaneità, rivelarsi con tutti quelli che sono i suoi pregi e difetti, certezze e insicurezze, perché temiamo essenzialmente di essere giudicati.

      Riguardo alle mie parole, ti ringrazio :) eh, sì... noi essere umani siamo un caleidoscopio di colori, sfaccettature, siamo pure un po' complicati, noi umani, o probabilmente ci sforziamo, facciamo di tutto per esserlo un po' tortuosi, perché forse non sempre sappiamo o abbiamo il coraggio, la capacità di gestirle le riflessioni, emozioni, sensazioni che ci attraversano, di ascoltarle le voci che ci suggeriscono, siamo "forse" sempre un po' prigionieri di noi stessi.

      Non so, ma trovo che questa frase ci descriva, tratteggi assai bene:

      "Ad una data età nessuno di noi è quello a cui madre natura lo destinava; ci si ritrova con un carattere curvo come la pianta che avrebbe voluto seguire la direzione che segnalava la radice, ma che deviò per farsi strada attraverso pietre che le chiudevano il passaggio."

      ~ Italo Svevo ~

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    2. Infatti la paura è senz'altro una delle cause principali per cui usiamo maschere, anche con noi stessi. Ad esempio molti rifiutano di considerare, di ricordarsi, che la morte esiste e che anche loro sono destinati ad incontrarla, a tal scopo fanno di tutto per evitare di ricordarlo a se stessi, per lo più a livello inconscio.
      In quanto alla frase di Svevo, la trovo molto vera. Ciò secondo me avviene proprio perché non viviamo "secondo natura" ma seguendo una razionalità che della natura non fa parte. Non è in fondo strano che deviamo, e non poco, dalla sua direzione. Più sorprendente è... accorgersene, e di ciò va dato atto a Svevo e a te che ne citi la frase propriamente :-)

      www.wolfghost.com

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    3. Sì Wolfghost
      ... nell'andare a svelarci, quello che più ci frena è "essenzialmente" la paura, la paura di renderci vulnerabili, fragili e frangibili, di ri~metterci alla mercè degli altri, cosa che potrebbe "forse" succedere, così come no, non possiamo saperlo... perché come ben osservi, ci lasciamo guidare troppo spesso dalla razionalità, e assai poco dall'istinto, mentre forse dovremmo af~fidarci un po' di più, di ciò che ci suggerisce, sussurra ...

      "Perché non è il gallo a svegliarti, né il camion della spazzatura… Non è neppure la prospettiva del premio o l’ambizione di lasciare una traccia… E’ l’urgenza di quel piccolo tocco di scalpello a cui pensavi quando ti sei addormentato… quella pennellata di ocra rosso all’angolo destro della tua tela, lassù in cima… Ecco cosa ti fa saltar giù dal letto! Il suono inebriante di una nota, che cambierà tutto… un nonnulla in punta di penna, forse una virgola, una semplice virgola… una sfumatura essenziale… il minuscolo dell’opera… una cosa da niente… solo la necessità…"

      ~ Daniel Pennac ~

      Riguardo poi alla frase di Svevo, che credo sia "forse" quella che più ci rappresenta, la trovo molto bella e vera, e visto che ti è piaciuto Svevo, ti lascio allora un'altra sua bellissima frase:

      "La vita non è né brutta né bella, ma è originale!"

      grazie per l'attenzione :)

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    4. La sentenza di Pennac la trovo molto vera, è proprio così. Ti puoi anche alzare per il suono della sveglia, ma non sarai davvero sveglio. Ti svegli davvero solo quando incontri qualcosa che ti stimola, ispira, a volte ossessiona.
      La frase di Svevo invece... mi ha fatto sorridere! :-P E' un modo di vedere sempre il bicchiere mezzo pieno ;-)

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  2. Trovo una gran corrispondenza tra queste parole di Alda Merini e le foto che hai scattato, quelle dell'uomo, le porte ,i panni, i vicoli, le signore anziane dentro il loro mondo . Sono foto di intensa poesia ( in quelle della natura, fiori e insetti, ci trovo piuttosto una intensa maestrìa...)e mi ricordano gli "oggetti zen", che sono sicuro conosci.
    Ben trovata.

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    1. Grazie Paolo,
      per l'attenzione che hai dedicato non solo al post, altresì nello sfogliare le mie foto, ho sempre amato fotografare, per un po' ho anche sviluppato, quando ancora lo si usava fare a mano :)

      Il mio modo di guardare a ciò che mi circonda, per catturarlo e poterlo così custodire, è molto cambiato nel tempo, all'inizio, ero famelica, frenetica, impaziente, cercavo di immortalare quanto più potevo, riuscivo a far entrare nell'inquadratura...

      ... poi è nato l'amore non più solo per i panorami, altresì per i dettagli come i vicoli, i panni stesi, piccoli spaccati di quotidianità, per le persone anziane "la nostra memoria storica", per le porte, le serrature, i tombini, e tanto altro, sintetizzando... per le testimonianze di vita, soprattutto laddove il tempo ha steso una patina, perché sembra ci parlino, raccontino, e come ben dici c'è poesia, magia in loro, ed hai ragione sai... non le avevo messe in relazione, ma ricordano gli oggetti zen, che sì, conosco ed apprezzo moltissimo.

      Per quanto riguarda invece le foto della natura, fiori, insetti, che altresì amo in tutte le vesti ed espressioni, l'intensa maestria è dovuta esclusivamente ai prodigi dell'obiettivo macro, che ne amplifica la bellezza, togliendo forse un po' di spontaneità, freschezza, lì... per me, dato che per riuscire a rubarle :) sono capace di trattenere il fiato finchè non si posano tranquille e lasciano fotografare, c'è il piacere dell'attesa...

      e poi...

      Ho fatto delle foto.
      Ho fotografato invece di parlare.
      Ho fotografato per non dimenticare.
      Per non smettere di guardare.

      ~ Daniel Pennac ~

      grazie per la visita

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  3. complicato però essere semplici

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    1. Sì, è assai complicato e ci vuole altresì un grande coraggio...

      ... forse dovremmo lasciarci trasportare maggiormente dall'istinto, saper ascoltar[e]ci di più, seguire il flusso dei pensieri, emozioni per vedere dove ci porta, perché infine, il nocciolo, ciò che meglio ci definisce, è “forse” il nostro lato sognatore, emotivo, quello che veleggia per pensieri, emozioni e sensazioni, visceralmente legate al nostro lato più nascosto, fanciullesco e puro.

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  4. per essere semplici bisogna prima aver attraversato il caos...

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    1. concordo Cristina :)

      ... il caos è sicuramente una delle vie che ci conducono sulla via conoscenza, della comprensione delle emozioni, sia di noi stessi che degli altri, ma il caos da solo, "forse", non basta, personalmente penso altresì che per essere semplici, sia necessario aver attraversato diverse metamorfosi, essere passati sia attraverso la quiete che il caos e tutto quello che c'è in mezzo, essersi sensibilizzati, cimentati ed aver sperimentato una pluralità di stati d'animo.

      "Credo anche che i nostri corpi siano in verità nudi. Siamo solo leggermente ricoperti da una stoffa abbottonata, sotto il selciato ci sono gusci di conchiglie, ossa e silenzio."



      ~ Virginia Woolf ~

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  5. la semplicità dell'accettare, accentandosi...non ha prezzo.

    ti abbraccio
    lu

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    1. Lu :)*
      ... è un bellissimo, significativo, gioco di parole il tuo. In poche, semplici, intense parole, hai riassunto meravigliosamente l'essenza del post, per me che la sinteticità è un eufemismo, ce ne sono volute assai di più ^ - ^

      "Ama il mondo e te stessa in esso, attraversalo come se non offrisse resistenza, come se fosse il tuo elemento naturale.”

      ~ Audrey Niffenegger ~

      un abbraccio

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  6. Rifletto molto anche io sulla complessità della nostra presenza, essenza, sul suo divenire, anche in relazione all'ambiente, agli altri.
    Mi rendo conto che è difficile essere coerenti con se stessi, sopratutto quando il se stessi è strettamente connesso con gli altri, che persino la percezione che abbiamo di noi stessi passa attraverso la percezione che gli altri ci rimandano.

    Penso che forse l'amore possa essere il senso che ci unisce e da un "senso", amore per noi, amore per gli altri.

    Le sfaccettature, le discrepanze ed incoerenze, come meravigliosamente le hai espresse, compongono fluidamente nel tempo la nostra impronta, e condivido quanto hai detto anche nei commenti, accettarle, proteggerle, anche mascherandole, ci aiuta ad amare ... che è un processo naturale, ma ostacolato dal nostro divenire nel mondo.

    Che delizia questo post!
    grazie
    ti abbraccio
    anna

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    1. Grazie Anna
      per le tue veritiere, preziose riflessioni, è vero siamo connessi agli altri, e "forse" chissà, è proprio l'incoerenza, questo nostro essere poliedrici, variopinti, insicuri, che ci spinge comunque, infine, a cercar(e)ci, provare a capire, risolverci, semplificarci... attraverso ciò che gli altri ci rimandano...

      ... perché della percezione che gli altri hanno di noi, abbiamo soggezione, timore, ma allo stesso tempo ne abbiamo bisogno, per cercarvi a volte delle risposte, dei riscontri, per riuscire a vedersi non solo con i nostri occhi, dal di dentro, altresì in quelli e con quelli degli altri, che essendo scevri dai tanti tabù, condizionamenti mentali, paure ecc... che ci disorientano, accompagnano, sono occhi che riescono spesso a cogliere di noi aspetti che ci sono ignoti, o che più semplicemente "ignoriamo".

      “… non c’è alcuna formula sicura per creare melodie belle e originali… ognuno di noi parla con la voce che gli è propria. E, sebbene il suo tuono possa essere potente o debole, la voce è unica.“

      ~ Reginald Smith Brindle ~

      un abbraccio e grazie per l'attenzione :)*


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  7. "Ad una data età nessuno di noi è quello a cui madre natura lo destinava; ci si ritrova con un carattere curvo come la pianta che avrebbe voluto seguire la direzione che segnalava la radice, ma che deviò per farsi strada attraverso pietre che le chiudevano il passaggio."

    mi piace questa citazione di Svevo, penso che sia così, più che indossare maschere (per nasconderci) siamo in trasformazione continua in modo da rapportarci con l'esterno che presenta diversi aspetti e che a sua volta induce in noi tante sfaccettature, sono tutte autentiche e fanno parte di noi. noi siamo tutti quegli aspetti con cui ci presentiamo al mondo.

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    1. :) la citazione di Italo Svevo, piace moltissimo anche a me, in verità era la frase che inizialmente avevo preso in considerazione come conclusione, completamento al post

      ... poi cercando un immagine che potesse in qualche modo meglio rappresentare, trasmettere l'essenza del post, ho trovato questa di Montserrant Gudiol, la donna nuda che ad occhi chiusi, timidamente, cautamente, si apre un varco tra i veli... che servono a celare, per mostrarsi, e così ho messo la frase di alda merini che mi ricordavo di aver letto una volta, e quella di Italo Svevo l'ho tenuta da parte per i commenti, sono contenta quindi che tu l'abbia letta :)

      ... è una riflessione molto profonda e veritiera, che ben rappresenta le metamorfosi che ci attraversano e che attraversiamo nella vita, la nostra parte più profonda, ancestrale, il nostro nucleo, la nostra "radice" sa per istinto dove attingere per alimentarsi, crescere e rafforzarsi, ri~conosce probabilmente ancora prima di noi, prima che ci arrivi a livello conscio, quello che alimenta la nostra sfera emotiva, il nostro "essere", poi di tanto in tanto, incontra però delle pietre... "i paletti che noi stessi mettiamo" e così devia...

      Panta Rei... tutto scorre, lo fa il tempo, lo fa vita, e s~correndo, tutto muta, compresi noi, quelle che sono le nostre esigenze, priorità, modo di percepire, sentire, rapportarsi, sono tutte tessere di un unico puzzle...

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  8. essere umani, essere vivi. Bel post. ti aspetto da me.

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    1. benvenuta Stefania :)

      grazie per la visita e il complimento, passo a trovarti :)

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  9. Le discrepanze, le incoerenze, saltano subito all'occhio di chi sa osservare, bisogna stare attenti quando si producono...

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    1. è vero, se si sa guardare, le parole sono infine, "forse", la parte che meno ci rappresenta, o quantomeno la più limitativa, riduttiva, perché tutto parla di noi, e spesso ciò che meglio ci descrive, sono proprio i nostri silenzi, celare, gesti, sguardi il nostro modo di "essere"

      ... lasciarle trapelare, le nostre incoerenze, discrepanze, significa sicuramente rendersi vulnerabili, quando dici quindi di stare attenti, probabilmente è a questo che ti riferisci... ma nel momento in cui lo facciamo, ci riveliamo, il tutto avviene in modo spontaneo, il più delle volte, in~cosciamente... semplicemente emerge da sè, non è calcolato, altrimenti non sarebbe genuino, che dire, incrociamo le dita e sia poi quel che sia... :)

      "Com'era fragile il mondo, pensò Boyd. Gli venne da sorridere, ci si guarda, ci si parla, non ci si annusa, pensò; e poi qualcosa ci restituisce spontaneità e tutto cambia."

      ~ Nico Orengo ~

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  10. Indossiamo mille maschere per difenderci, sono il nostro scudo per proteggerci e non farci cogliere impreparati. Essere sinceri con gli altri e spogliarsi di ogni maschera è un atto di profonda fiducia, perché essere sè stessi senza alcun velo a coprirci ci rende totalmente vulnerabili.
    Non credo che nell' essere umano che si svela a sè stesso e al mondo, nella sua sinceritò, vi possa essere ombra di incoerenza, tutt' altro : ciò che può sembrare incoerente, ricomponendo il mosaico nella sua totalità, si mostra più che coerente.

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    1. Le maschere che indossiamo nella vita per proteggerci, sono mura che innalziamo... abbatterle, toglierle, significa af~fidarsi, svelarsi... è vero può coglierci impreparati, magari anche ritorcersi contro, però, non so... ultimamente, sarà che la vita a volte ci parla, avverte, e non sempre lo fa sottovoce, sai... a volte non va neanche tanto per il sottile, ma inizio a pensare sempre più che non è tenendo fuori infine la vita, che le impediamo o ci impediamo di soffrire

      Troppo spesso pensiamo erroneamente di avere davanti a noi un capitale di tempo infinito, che ci consenta di fare con calma quello che non abbiamo la voglia o il coraggio di fare oggi, e che rimandiamo così a domani. E invece, purtroppo, non è così, perché spesso poi le parole non dette, le cose che non abbiamo ascoltato, rimandato, ignorato e tanto altro, non lo sai mica se la vita ti offre poi una seconda opportunità.

      Nella vita dietro ogni angolo, in ogni stanza, paesaggio, anche dentro un’emozione se vogliamo, ci sono le cosiddette "sliding doors", piccole screpolature, fessure, attraverso le quali la vita ci sussurra, parla, sono fenditure che ogni giorno ci portano a sfiorare eventi, situazioni, persone, sensazioni, e ad esserne a nostra volta attraversati, sfiorati, dobbiamo solo, “forse”, concederci di addentrarvici.

      ... riguardo poi all'incoerenza, la penso esattamente come te, forse non si capisce, ma quel che intendo dire con il mio post, è proprio questo, e cioè che nelle discrepanze, incoerenze dell'essere, c'è tutta la fragilità, altresì la bellezza, genuinità dell'essere umani, se stessi :)

      siamo semplicemente ricchi di sfaccettature noi umani :)

      Walt Whitman amava porre questo dilemma:

      " ... mi contraddico? Ebbene si, mi contraddico. Sono spazioso, contengo moltitudini"

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    2. "oh capitano mio capitano !" scusa, non ho resistito alla tua citazione *_*

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    3. ^ _ ^
      ... direi che la poesia tutto sommato e abbastanza appropriata :)*

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  11. Mostrarsi per quel che si è ... non so se sia sempre il caso, molto dipende da quel che si è e molto da ciò che chi ci sta di fronte è. Col tempo ho capito che le maschere nascondono ma talvolta proteggono, si tratta solo di capire quali sono le persone giuste di fronte alle quali toglierle, al momento giusto.

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    1. Sì è proprio così cara amica :)
      le maschere che indossiamo nella vita, sono il più delle volte dei bozzoli che tessiamo per proteggerci, camuffare le nostre ferite, debolezze e tanto altro, svelarsi... lasciarle cadere, significa soprattutto af~fidarsi, e non sempre chi abbiamo davanti è pronto, capace, ha la forza o la voglia di accoglierci, per questo celiamo...

      Per designare le loro maschere sceniche, rituali e cultuali, i greci utilizzano il termine pròsopon, che significa prima di tutto “viso”, che il più delle volte, per quanto ci sforziamo di celare... ad occhi attenti, ci s~maschera :)

      L'importante, infine, laddove indossiamo una maschera, credo sia non andare ad alterare la propria natura, ma semplicemente proteggerla, per imparare noi stessi a conoscerla, e fare in modo quindi che sotto, quel che c'è sia genuino

      "Non so se sono un'attrice, una grande attrice o una grande artista. Non so se sono capace di recitare. Ho dentro di me tante figure, tante donne, duemila donne. Ho solo bisogno di incontrarle. Devono essere vere, ecco tutto."

      ~ Anna Magnani ~

      un abbraccio

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  12. Mettersi a nudo..si, è la cosa più difficile del mondo. Così arriva l'estate e sul mare che ci lambisce i piedi, alleniamoci a lasciar andare, uno ad uno, i veli che ci coprono l'essenza.
    "Trafitti da un raggio di sole" che fa subito " Vero".

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    1. I veli nei quali ci avvolgiamo per proteggerci, nel corso degli anni si stratificano, altresì però come ben dici, "coprono" l'essenza, ed infine non lasciano nè uscire, nè entrare.

      Scoprirsi, è difficilissimo, soprattutto perché "la mente, mente" (cit.) ci frena, condiziona e tanto altro, tant'è che...

      "Gli uomini non sono prigionieri del fato, ma prigionieri delle loro menti".

      ~ Franklin Delano Roosevelt ~

      E così... dici quindi che con l'approssimarsi dell'estate dobbiamo provare ad allenarci, uhm... mare = costume = senza veli, eh, dici poco ^ __ ^

      un sorriso

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  13. E'davvero interessante, decisamente reale,l'idea che, dal nostro stesso essere, nascano spesso delle incoerenze....che forse incoerenze in fondo non sono....solo errori di valutazione. Quello che hai scritto tu mi ha fatto partire un sacco di pensieri, a catena...quando riuscirò a riordinarli nella mia mente, magari, ci scriverò un post.Quello che ha scritto la Merini è splendido, come la maggior parte dei suoi scritti; penso che ognuno di noi preferisca le persone semplici, umili, sincere...ma poi, appunto per discrepanza, difficilmente riusciamo a porci così nei confronti degli altri...
    Un saluto ed un ringraziomento.
    :-)

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    1. Mi piace la tua interpretazione di quelle che sono le nostre incoerenze, considerarle come fossero degli "errori di valutazione" praticamente delle s~viste :) ... considerato che le celiamo, mascheriamo, e quindi possono apparire agli altri, un po' distorte ed essere travisate.

      Anche i vostri commenti leggendoli... suscitano molte altre riflessioni, che man mano, vado poi sviluppare, ampliare, rispondendovi, e lo faccio altresì aiutandomi con parole non solo mie, ma di chi spesso riesce a farlo per noi, per questo esistono in fondo i poeti e gli scrittori

      A te lascio allora questa di frase, che ci da "forse" un piccolo indizio, suggerimento su come e quando dovremmo lasciarle cadere le maschere che indossiamo, laddove a volte ci impediscano di evolvere...

      “Di questo mondo e degli altri”

      Non c’è allora altro rimedio che quello del serpente: abbandonare la pelle nella quale non entriamo più, lasciarla a terra, tra i cespugli, e passare all’età successiva. La vita è breve, ma in essa entra più di quel che siamo in grado di vivere».

      ~ José Saramago ~

      Un saluto, grazie anche a te per l'attenzione, e... aspetto pazientemente di leggere il tuo post quando sarà... :)

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  14. Le Oscure Braccia della Mezzanotte
    Stringono Emisferi, e Dimore
    E così
    Sul Suo Petto - l'Uno -
    E l'Altro sul Suo Bordo -
    Entrambi giacciono -
    Emily Dickinson

    nell'oscuro ci dilatiamo pensando a grandi conflitti e grandi parole che forse un senso non ce l'hanno, e credo non esista la semplicità

    le letture dei commenti ai tuoi post sono quanto di più interessante si possa trovare in giro

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    1. bellissima la poesia di Emily Dickinson, una poetessa che amo particolarmente

      è vero nell'oscuro, forse ci dilatiamo un po'... esploriamo territori infiniti, cercando forse di dare un senso, risposte anche a ciò che non necessariamente ne necessita, per quanto riguarda la semplicità poi, credo che più che un modo di essere, sia forse chissà,,,uno stato mentale, d'animo.

      grazie per il tuo bel commento che va ad aggiungersi così agli altri... :)
      i vostri commenti, sono infine, la parte più preziosa, ricca di sfaccettature, dalla quale traggo sempre numerosi spunti e riflessioni

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  15. Amo la Merini, cara Alba ti pare una che poteva essere tutte le Alda che è stata se in lei il congegno avesse retto ? :)

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    1. e mi era sfuggito anche questo...

      piace molto anche a me, e "forse" chissà è stato proprio il congegno in lei traballante, a farle trovare le parole, per poi dare voce a tutto ciò che racchiudeva

      un abbraccio

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