lunedì 25 maggio 2015

[sapori e saperi]


... e tradizioni [memorie] come fare merenda con una croccante fetta di pane casereccio intinta in un piatto contenente solo olio contadino [sincero] e sale, insaporita altresì dai ricordi [rieccheggiamenti] ed oggi, come ieri, sono di nuovo fanciulla.


photo by ~ Romualdo Rakausko ~


“La terra è rotonda, e facendone tranquillamente il giro ci si ritrova un giorno al punto di partenza, già pronti per un altro viaggio. Quanti sono i sentieri, le strade, i villaggi, le città, le colline, i boschi, i mari, i deserti, tanti sono i percorsi per raggiungerli, sentirli, osservarli, per abbracciare la memoria nell’esultanza di essere in quel luogo. I sentieri, la terra, la sabbia, le rive del mare, perfino le pietre e il fango, sono a misura del corpo e del brivido di esistere.”

~ David Le Breton ~
"Il mondo a piedi"

venerdì 22 maggio 2015

[dimora]


la nostalgia, non è sempre, solamente vuoto [assenza] altresì, a volte, può significare setacciare, sentire, custodire troppo [pienezza].




Come farò a spiegare
a uno che non l’ha mai vista
cos’era la carta gialla,
la carta gialla da pacchi, fatta con la paglia,
che stava sul bancone di quelle bottegucce
addormentate nel sole del pomeriggio?

La gente che andava lenta
negli abiti della domenica
ha portato via tutti i suoi cartocci.

~ Nino Pedretti ~

martedì 19 maggio 2015

[L'occhio in_discreto dell'obiettivo]


Amo perdermi in mezzo alla natura, i paesaggi, volti [nel creato] esplorare, setacciare - "tradurre le realtà che ho lì davanti" - frugandole... contemplandole con i miei occhi che guardano altresì attraverso [tramite] l'obiettivo, per rendere così unico [custodire] quel magico... infinitesimo istante, perché non ce ne sarà mai un altro identico, neanche ripetendo la stessa inquadratura dopo pochi secondi.

"Ho fotografato quello che mi capitava sott'occhio,
senza ricerca né distinzione; i ricordi sono figli del caso,
solo gli imbroglioni hanno la memoria in ordine."

~ Daniel Pennac ~


foto di albafucens


"Non sono al tuo fianco, Anna, io sono il tuo fianco.
Sei la parte mancante che torna da lontano a combaciare."

~ Erri De Luca ~
"Il giorno prima della felicità"

mercoledì 13 maggio 2015

[Nido]


custodire, è istintivo [intrinseco] non è una cosa che scegli di fare [essere] o che si può compiere senza che residuino gemme o schegge, desistere... darsi per vinti [abdicare] non serve, non tutela, fondamentale nel farlo... è essere però sempre passe-partout, mai grimaldello

... io {custodisco} altresì esploro, infine, intimamente,
siamo talmente spaziosi... [senza confini] c'è posto per tutti.




Si tratta di solitudini che si interrompono? Di pseudo comprensione? E' questione di riconoscersi nell'altro per qualche verso? Insomma com'è che alla fine due persone sconosciute diventano quasi "importanti" l'uno per l'altra?

Non ha senso entrare in contatto così con una persona e poi andare via. Non lo capisco. Lo strano è che io sono un asociale, ma quando entro in contatto con uno sconosciuto – anche se si tratta solo di un sorriso o di un cenno con la mano, che non credo sia considerato un vero contatto ma per me lo è – mi sembra che dopo non possiamo andarcene ognuno per la sua strada come se niente fosse.

Immagino la sua vita come una piramide, un iceberg di cui vedo solo la punta, la punta minuscola, ma sotto la superficie la piramide si allarga, si allarga verso il basso e nel passato, sempre più indietro, tutta la vita gli sta sotto, gli sta dentro, le mille cose che gli sono successe, e il risultato è quel momento, quel secondo in cui mi ha sorriso.

Credo che sia questo a farmi paura: la casualità di tutto. Persone che per te potrebbero essere importanti, ti passano accanto e se ne vanno. E tu fai altrettanto. Come si fa a saperlo? (…) Andandomene mi sembrava di abbandonarlo, di passar la vita, giorno dopo giorno, ad abbandonare la gente.”

~ Peter Cameron ~
"Un giorno tutto questo dolore ti sarà utile"

lunedì 11 maggio 2015

[Shadows]


A volte, mi manco, mi cerco ma non mi trovo [paleso] ho come l'impressione... di dissolvermi, attraversare la vita brancicante, in cerca di appigli [sinecura] forse... accade, perché oltre a saperci guardare, abbiamo bisogno anche di questo di quando in quando, della poesia [semplicità] di uno sguardo altrui, che scevro da tabù, ghiribizzi personali [mentali] colga quello che non sospettiamo, sappiamo di possedere [ri_conoscere].


foto di albafucens


Io non sono del tutto padrone di me stesso e del mio modo di essere. Il caso ha un potere più grande su di me. L'occasione, la compagnia, il tono stesso della mia voce traggono dal mio spirito più di quello che vi trovo quando lo sondo e lo uso per conto mio. [...] E mi accade anche questo: che non mi trovo dove mi cerco; e trovo me stesso più per caso che per l'indagine del mio giudizio.

~ Montaigne ~

mercoledì 6 maggio 2015

[passaggio a livello]


Le porte aperte... semichiuse, sono frontiere [transiti] spiragli che invitano all'incontro, consonanze che impreziosiscono. Le porte chiuse, viceversa, sono confini [linee di demarcazione] barriere che nulla lasciano entrare né uscire, tantomeno preservano, bensì ci derubano [imprigionano]. Io le porte non le so chiudere, tutt'al più poi, se chi entra impiatriccia... inquina un poco, pennelli in mano,  poi tinteggio... rischiaro [rinfranco].

Un altro mondo m’accetta, m’accoglie,
m’assorbe, mi assolve.


~ Henri Michaux ~
da "Vers la complétude"


~ Graffi_ti di Vita... ~
(immagine da web)


[…] Potrei dirti di quanti gradini sono le vie fatte a scale, di che sesto gli archi dei porticati, di quali lamine di zinco sono ricoperti i tetti; ma so già che sarebbe come non dirti nulla. Non di questo è fatta la città, ma di relazioni tra le misure del suo spazio e gli avvenimenti del suo passato: la distanza dal suolo d'un lampione e i piedi penzolanti d'un usurpatore impiccato; il filo teso dal lampione alla ringhiera di fronte e i festoni che impavesano il percorso del corteo nuziale della regina; l'altezza di quella ringhiera e il salto dell'adultero che la scavalca all'alba; l'inclinazione d'una grondaia e l'incedervi d'un gatto che si infila nella stessa finestra; la linea di tiro della nave cannoniera apparsa all'improvviso dietro il capo e la bomba che distrugge la grondaia; gli strappi delle reti da pesca e i tre vecchi che seduti sul molo a rammendare le reti si raccontano per la centesima volta la storia della cannoniera dell'usurpatore, che si dice fosse un figlio adulterino della regina, abbandonato in fasce lì sul molo. Di quest'onda che rifluisce dai ricordi la città s'imbeve come una spugna e si dilata. Una descrizione di Zaira quale è oggi dovrebbe contenere tutto il passato di Zaira. Ma la città non dice il suo passato, lo contiene come le linee d'una mano, scritto negli spigoli delle vie, nelle griglie delle finestre, negli scorrimano delle scale, nelle antenne dei parafulmini, nelle aste delle bandiere, ogni segmento rigato a sua volta di graffi, seghettature, intagli, svirgole.

~ Italo Calvino ~
"Le città invisibili ~ Zaira"

lunedì 4 maggio 2015

[la linea Maginot]


ci sono metà~morfosi che incespicano, esitano ad abbandonare la crisalide [compiersi]. di quando in quando si affacciano [sbirciano] spiccano il volo, poi, tornano nel bozzolo, ma per un po' sono state farfalle.


foto di albafucens


"Sogno della farfalla"

Una volta, Zhuàng Zhōu sognò di essere una farfalla. Era una farfalla che volteggiava, liberamente appagata della propria condizione. Non sapeva di essere Zhōu. All’improvviso si svegliò e si accorse di essere Zhōu, con la sua forma. Non poteva dire se Zhōu avesse sognato di essere una farfalla, o se una farfalla stesse sognando di essere Zhōu. Tra Zhōu e la farfalla c'è una distinzione. Questo è ciò che si dice la trasformazione degli esseri.

~ Chuang-tzu, IV sec. a.C ~