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mercoledì 17 dicembre 2014

​[il ciabattino]


... daje de tacco, daje de punta, le scarpe, tra le mani di Andrea sembravano danzare, volteggiare, tu gliele portavi incanutite, cor fiatone, la lingua a penzoloni, e Lui, te le restituiva tutte azzimate, pimpanti, le rughe spianate dall'adesivo neoprenico, lo chiamavano il chirurgo estetico delle cioce. Chiamavano, mica perchè è morto, ma è come se lo fosse... la bottega, alla fine, gliel'hanno fatta chiude, la crisi, la gente che spesso le scarpe us[ur]ate le butta e se le compra nuove perchè tanto all'outlet costeno poco, l'avvento dei macchinari, quei damerini tutti impomatati che le mani mica se le sporcheno, quelle di Andrea, invece, dopo decenni di... e daje de colla, daje de martello, erano diventate carta vetrata, ma io so' sicura, che quanno accarezzava la donna sua diventaveno de velluto. I mestieri antichi, oggi, tendono a sparì [dimenticati] li chiamano tempi moderni... io però ad Andrea nun me lo scordo mica, così come il rumore del martello sull'incudine, l'odore della colla [certi sogni].


"Poi ori lontanissimi e uno zaffìro, nel cielo: come cigli a tremare sopra misericorde sguardo. Quello che, se poseremo, ancora vigilerà. I battiti della vita sembra che uno sgomento li travolga come in una corsa precìpite."

~ Carlo Emilio Gadda ~



"Paradigmi rovesciati" ~ foto di albafucens


"Un uomo è quello che ha commesso.
Se dimentica è un bicchiere messo alla rovescia, un vuoto chiuso."

~ Erri De Luca ~

giovedì 30 gennaio 2014

[Robivecchi]


Ingombro meandri, profondità, labirinti, effettuo traslochi d'interni [rimpicciolisco, riadatto] rastrello, stipo [custodisco] di tutto un po'... cianfrusaglie, pensieri, emozioni, parole, immagini, "rammento" un mercatino dell'usato, il retrobottega gremito, confusionario, di un rigattiere, dove il profumo del tempo, s_correndo, affastella alla rinfusa i manufatti più disparati, ammantandoli di polvere, di una preziosa patina [depositaria della memoria] acciderbolina, però, ffffiuuuuu, ne serve di impegno, dedizione, premura

per sf{amare}
un'anima cenciaiola
per r_Esistere [tutelare la memoria]
preservare, ciò che siamo stati, siamo, e saremo...


~ Paolo Ventura ~


Le Magnifiche Sorti

Ho deciso che racconterò a quei ragazzi [...] la favola della lumachina bianca che attraversa un cortile, lentamente, fermandosi ogni tanto come ad annusare l'aria. Durante la traversata, lunghissima, il tempo cambia, e dopo la pioggia scrosciante viene il sole, e poi un vento polveroso. A ogni cambiamento di tempo la lumachina si ferma, come per assorbire gli elementi naturali e impregnarsi di ciò che la natura le manda: prima prende l'acqua, poi il calore, infine si lascia sballottare dalla polvere e scorticare dalle foglie secche. Quando arriva dall'altra parte del cortile, gravida di tutto il bene e di tutto il male che ha incontrato nel suo tragitto, non è più la lumachina candida che era partita, ma un essere rugoso e pieno di segni, della bruttezza bella che regala l'avere conosciuto.

~ Sandro Onofri ~


sfogliando vecchi pensieri, fermati sulle pagine del mio quadernino
impreziositi [ampliati] ... leggendo, ispirandosi ad un post di Amanda :) "Io mi rifiuto"

giovedì 13 ottobre 2011

In Itinere


Agata, occhi d'ebano e pelle ramata, con il suo piccolo tavolo d'osteria di bianco vestito, la scorgi quasi sempre al medesimo cantuccio, tra le sue leggiadre, abili dita, le "Figlie della Terra", le pietre dure e grezze, delle quali Lei amorevolmente ti spiega origini e virtù, si sublimano, prendono vita e diventano orecchini, bracciali, monili... e sfilano. Agata ha sempre un sorriso radioso per tutti, ogni tanto però quando parla del papà che ora non c'è più... gli occhi le si velano, cessano di illuminarsi e tacciono, ed allora Lei confusa e imbarazzata ti dice "scusami".

A  Irene, che passa a salutarla quasi ogni giorno e si ferma a parlare un po' con Lei, Agata la guarda e poi le dice spesso "a te ti voglio bene, mi ricordi tanto una persona cara del mio paese" e così le racconta... ed è come un eco che giunge lontano, come la sua terra d'origine.

Tra di loro è nato un premuroso e garbato legame o forse chissà... magari si è più semplicemente ristabilito, ora se sia amicizia, o l'incontrarsi di due anime forse entrambe un po' erranti ~ esuli, una in terra straniera e l'altra in patria, non ci è dato saperlo ed in fondo perché chiederselo

 "Carpe Diem"

... ciò che veramente importa, è solo che loro sembrano trarre da quei brevi ma intensi dieci minuti, un po' di colore e calore pur rimanendo infine semi~sconosciute. Ieri prima di andare via Agata era particolarmente triste, allora, Irene, le ha fatto una carezza sul viso e l'ha abbracciata, dicendole, mi raccomando... e poi mentre andava via, le ha chiesto come sempre

"ci sei domani?"

sì...
 ci sono persone
che entrano nella tua vita in punta di piedi
delicatamente ~ silenziosamente senza che tu te ne accorga
... e lì rimangono, semplicemente


lunedì 7 febbraio 2011

Lucus a non lucendo


Ore
disadorne e smagliate
sc
orrono sottovoce ~ apatiche

ritmando l'alternarsi ansimante di giorni e notti perpetue ~ incolori, attraversate da dame che promettono delizie, ma è un reame senza terra, gloria ne corona. cuori disabitati, anime soggiogate e sogni infranti, permeano e usurano i vicoli della città.

Le vedi quasi sempre sui cigli delle strade, seducenti e guizzanti come alberi che ondeggiano nel vento. La luce emessa dalle "lucciole" è una luce cosiddetta "fredda" brilla, ma non emana calore, le ali delle femmine a differenza di quelle dei maschi sono ridotte ed impediscono loro di spiccare il volo, ed allora, si trovano più frequentemente a terra, magari appena nascoste dall'erba...


"Nomen Omen" 

chi le ha definite "Lucciole"
doveva essere o un'esperto entomólogo o assai ironico


"Lucciola" ~ Nicoletta Ceccoli

mercoledì 13 gennaio 2010

sogni infranti


L'ho vista lunedì passando con l'autobus. Era ferma lì all'angolo, poggiata ad un grande albero, quasi a cercare protezione. Infreddolita e minuta, sembrava un fuscello su quei tacchi troppo alti per Lei, le curve del corpo lievi e delicate ~ quasi un bocciolo che ancora esita ad aprirsi, perché fragile e immaturo, il trucco eccessivo delle labbra la faceva apparire imbronciata.

La sensazione che ho percepito, era quella di un'adolescente che ha rubato i trucchi e i vestiti alla Mamma, per giocare a fare l'adulta, ma il suo non era un gioco, e non c'era nessuna Mamma a ridere e divertirsi con Lei, per quella trasformazione

Con Lei solo due fari
che si son fatti sempre più vicini
fermati e poi ripartiti, e Lei... non c'era più

ha un'età in cui dovrebbe sedere tra i banchi di scuola, a scimmiottare i professori e non una donna, dovrebbe poter ridere spensierata con i suoi coetanei, perché non si può essere così malinconici e rassegnati, come era Lei, a quell'età...

Ieri ed oggi non c'era, e forse la mia è stata solo una visione ~ un orribile incubo ad occhi aperti, e Lei forse era lì perché aveva fatto sega a scuola, e si era divertita a imbellettarsi per il suo moroso, ed andare a sbaciucchiarsi a Villa Borghese, o magari approfittare dell'assenza dei genitori per andare a fare l'amore, ma quello "vero"

perché l'altro quando lo fai
il corpo "forse" lo puoi lavare
ma la tua anima ferita e insudiciata?


~ Emilia Wolkiewicz ~

lunedì 7 settembre 2009

il Robivecchi


Ercole, era piccolo, minuto, occhi azzurri, mani agili e curate nonostante il mestiere, un'intera vita, la sua, passata ad accatastare mobili. Per Ercole i suoi mobili, eleganti o ordinari che fossero, erano tutti uguali, "preziosi" meritevoli allo stesso modo di una carezza che li rendesse nuovamente lucidi, splendenti, come lo erano stati in gioventù, quando fieri e baldanzosi, facevano bella mostra di sè nelle case. Quello che per gli altri diventava inutile, da buttare, per lui rappresentava un tesoro, nonché il suo sostentamento.

Intorno ad Ercole però tutto ruotava vorticosamente, piano ~ piano la campagna cedeva il posto a palazzi, negozi - e l'errore di classificare come vecchie le cose con una loro storia da narrare... - la gente non si fermava quasi più. Alla fine, era rimasto solo lui, con i suoi due capannoni e il grande cortile all'aperto. Un giorno ero andata a trovarlo, ma al loro posto ho trovato un ristorante, ogni volta che passo lì, ripenso a Lui, a quanto mi piaceva immergermi tra quei mobili, vecchi, logori, annusarne l'odore, unico... di vita vissuta.

A casa ho una grande sedia in legno con la seduta di paglia intrecciata, ed una vecchia macchina singer che utilizzo come tavolino acquistate da Ercole, sono all'ingresso, appeno entro... e mi piace pensare che lui sia lì, a darmi il benvenuto.

E' l'angolo di casa che preferisco, spesso mi siedo su quella sedia a leggere, scrivere... e allora, quando mia figlia mi vede, arriva anche lei, e ci stringiamo in due, oppure porta la sua seggiolina, un libro, i colori e un quadernino, dove scrive tutta seria delle storie accipicchia... "deliranti", un giorno di questi, forse, ne pubblico una.

E trovo bellissimo tutto questo,
trovarmi lì, tra quei vecchi mobili, con Lei.



photo by ~ Adolfo Kaminsky ~

venerdì 10 luglio 2009

il Dagherrotipo


E' in divisa, lieve il sorriso, malinconico lo sguardo, scruta il vuoto, forse ripercorre con la memoria, i contorni del viso dell'amata lasciata in patria. Mi fissa, impresso per sempre su quella piccola lastra [come in una prigione di vetro] sembra chiedermi, liberami. Non posso... quindi, lo inserisco nuovamente nella bustina che per decenni lo ha custodito, ed infine lo depongo delicatamente nell'accurato cofanetto di cartone

i bordi sono ornati
da piccole borchie di ferro
sul coperchio l'elegante scritta

Gevaert
PANCHROMOSA.

e penso...

c'era una volta
un tempo che fu, e mai sarà più
quando anche i più piccoli particolari venivano curati

fotografare era un'arte

neri i drappi
lastre di rame
cloruro d'argento
 bagliori improvvisi
e nuvole di fumo.

per sviluppare
mani sapienti e pazienti
non macchinari senz'anima e inerti.